I racconti dei cacciatori di acquatici
Caccia
Specie Cacciabili
Uccelli acquatici
Riconoscimento
Ambiente
Avvistamenti
Storia e Tradizioni
Nomi Dialettali
Studi&Ricerche
Angra Onlus
Home Anatidi.it
 



Scrivi alla Redazione


Gigi il "roscio" di Luigi Marianetti
Io caccio da sempre con mio fratello che in quel periodo pero' era fuori per il servizio militare: anni ‘84 piu' o meno.

Esco una mattina di casa come tante per andare a caccia, da solo, all'epoca si cacciava a mare e io facevo tutta caccia.
Il caldo era soffocante, la stagione non la ricordo bene, forse Ottobre, ma dopo aver fatto il giretto ad allodole e tordi, insomma gli animali che avrebbero dovuto entrare in quel periodo, si fanno le 11.00 ed io per rinfrescarmi un po' mi vado a sedere sotto un ponte dove scorreva il fosso: il Rio tre Denari a Passoscuro.
La foce a mare di questo fosso non era lontana.

Ad un certo punto sopra il ponte si ferma una macchina, scende un ragazzo che comincia col binocolo a scrutare il mare da li.
Finalmente mi vede, si gira e mi guarda.
Lui rosso di capelli e chiarissimo di carnagione, un po’ cicciottello, mi dice:
“che stai a aspetta' le anatre?”
Io me lo guardo, non sapendo neanche com'erano fatte, e gli rispondo:
“No! Sto solamente a pija' il fresco”
Lui si fa una risatina e mi dice: “se, se, il fresco!!!”. Io gli ripeto che non conosco neanche come sono fatte, ma lui insiste e mi dice: “E' mezzogiorno! Adesso te le faccio vedere io”.
BOH, tra me e me pensai, E' ubriaco? O cosa?
Alle 12.30 mi pianta il binocolo sugli occhi e mi dice di guardare l'orizzonte a mare, lo faccio, ma vedo solamente tanti puntini che scorrono sull'acqua, ma dire che fossero anatre ce ne passa parecchio.

“L'hai viste?” Mi dice lui.
E io: “si! ma che ce dovemo fa'???? stanno laggiu' e noi qua'?”
E lui: “aspettiamo stasera e ti faccio vedere io”
Io penso, sempre piu' scettico, questo e' tutto scemo. Mah!
Seguitiamo a parlare del piu' e del meno, racconti di caccia e non, poi mi dice: “il giorno che ne tiri giu' una ti prende la febbre e non le lasci piu'”

Si fa' pomeriggio, il sole tramonta e noi ancora li', io piu' per curiosita' che per altro.
Mi dice: “andiamo e' ora!”
Mi porta in un campo dove c'era una buca d'acqua piovana, nulla di che', ci mettiamo seduti per terra ad una ventina di metri da questa pozzanghera e aspettiamo.
Si scurisce il cielo e la luna faceva da lampione.
Ad un tratto: “Eccole!! stai fermo!”. Ed io fermo come un salame.
“Sono mestoloni”, “E chesso' i mestoloni?”
Vedo quattro sagome nere sull'acqua.
Dai adesso, tiraaa!!
Cadono tutti e quattro.
Bellissimi, mai visti prima, grandi come mai avevo preso un animale, i miei erano sempre piccoli, tordi, allodole, beccaccini, ma questi esageravano proprio.
Finisce la serata e andiamo via con un appuntamento gia' preso per la volta successiva, scambio di numeri di telefono (il telefonino non c'era ancora) e via.

Mio fratello mi telefona per sapere della giornata di caccia, com'era andata, visto che lui poveretto stava in caserma.
Gli racconto il tutto e freddo come puo' essere uno al telefono pubblico mi dice: “Mah sara' come dici tu”.
Invito mio fratello a raggiungermi a Passoscuro la domenica seguente con la corriera, lo aspetto e andiamo a caccia sul Rio tre Denari.
Incontriamo quel signore della domenica prima Giggi il roscio, cosi' lo chiamavamo, che ci fa' da guida in questo mondo abitato anche da anatre.

Termina anche quella giornata senza neanche un avvistamento e io pur avendo raccontato a mio fratello la splendida giornata della domenica prima, non riuscii a convincerlo che quella caccia cosi' particolare, in qualche modo mi aveva preso.
Lui penso' semplicemente che avevo trovato nel frattempo un'altro compagno di caccia.
Insomma per mio fratello le anatre non suscitavano alcunche' anzi, era una cosa da lasciar perdere subito.
Io continuai a cacciare sul Rio tre Denari, alla foce la mattina aspettavo queste benedette anatre.
Una mattina ero solo e arrivando che gia' era chiaro e con un vento di tramontana tesissimo, vedo di fronte a me delle sagome piccole simili a piccioni che sfiorano i campi di erba medica a velocita' supersonica, scompaiono dietro una siepe e riappaiono scavalcandola a volo radente, punto il fucile e sparo.
Ne cade una, vado, recupero, e che ne so che e'?
Grigia sopra, testa tabacco e guance verdi, petto bianco picchiettato nero, culetto giallo.
A casa prendo l'enciclopedia della caccia e la trovo, si chiama Alzavola.
La mia prima anatra fu quella.

E da quel giorno la mia ultima giornata dedicata a loro…ancora deve arrivare.


Torna all'elenco dei racconti


    I racconti sono stati letti: 178443 volte