I racconti dei cacciatori di acquatici
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Una chiusura di caccia a Comacchio di Patrizio Abboni
E’ arrivato inaspettato come un fulmine a ciel sereno: sto parlando di un invito a Comacchio per la chiusura della caccia. Come rifiutarlo?
Ero andato a caccia con Walter lunedì 26 gennaio e quella era stata per me la chiusura virtuale della stagione venatoria 1997/98.
Ma è arrivato questo invito.

Certo il periodo non è dei migliori, gennaio si sa non è molto favorevole per la caccia in palude dato che è troppo presto per la risalita dei selvatici e quelli che sono rimasti dopo aver preso schioppettate per tutta la stagione venatoria sanno, come si suol dire, leggere e scrivere.
Comunque un invito nelle valli di Comacchio è sempre un signor invito, poi la bellezza dei luoghi e la scusa per evadere un po’ dai doveri quotidiani valgono bene un viaggio così lungo per noi cacciatori romani.
E poi non si sa mai...la speranza è sempre l’ultima a morire!

Dopo essermi accordato con Walter sull’orario di partenza ci organizziamo come meglio possiamo per rendere la nostra assenza da casa e dal lavoro meno dolorosa possibile.
Non mi faccio illusioni. A fine gennaio non credo proprio che avremo occasione di sparare alle anatre. Però visitare posti di caccia bellissimi in compagnia di un amico sono un ottimo stimolo per partire senza indugi.
Finalmente si parte!

Corriamo veloci e spensierati sull’autostrada verso la pianura padana.
Walter è sempre ottimista e spera in una buona cacciata.
Arriviamo a Comacchio nel pomeriggio del giorno 30.
Prendiamo accordi con le persone che ci hanno invitato e fissiamo l’appuntamento con i nostri “barcaioli” per le 5 meno un quarto del giorno successivo.
Detesto gli appuntamenti presi tramite una terza persona perché temo sempre che possano esserci delle incomprensioni.
Invece la mattina successiva siamo arrivati all’appuntamento con il nostro “uomo di caccia” e lui, contrariamente a quanto mi aspettavo, era già lì ad attenderci.
Siamo scesi dalla macchina e ci siamo salutati. Mi ha subito colpito il suo carattere gioviale e la sua comunicabilità.
Si chiama Michele ed io, che sono un istintivo, ho subito capito che era una bravissima persona oltretutto molto simpatica.
Terminati in fretta i convenevoli di rito, siamo partiti alla volta del porticciolo da dove partono le barche adibite alla caccia in valle.
Posteggiamo le auto e, dopo aver caricato fucili e cartucce, Walter ed io ci sistemiamo seduti sul fondo del barchino, lungo e stretto, mentre Michele in piedi comincia a remare alla volta degli appostamenti di caccia.

Il barchino procede silenzioso e leggero sull’acqua. Io, in silenzio davanti a tutti, mi “becco” la gelida carezza del vento.
Non so spiegarmi come faccia Michele a spingere così velocemente la barca e nemmeno come faccia ad orientarsi una volta uscito dal canale in quella laguna buia e senza apparenti punti di riferimento.
La barca sembra avere un motore potente e silenzioso ed avanza con decisione.
Dopo forse una buona mezz’ora di navigazione si arriva nel luogo prescelto per la cacciata.
Le postazioni sono due: un capanno a terra su un argine che attraversa la laguna e due botti gemelle a circa 300 metri dal primo appostamento.
L’esperienza maturata in questi lunghissimi anni di caccia con Walter mi ha insegnato che è inutile scegliere: se ci sono due posti a disposizione io scelgo...ma il posto migliore è sempre l’altro, quello dove capita lui!

Senza esitazioni scendo dunque per primo.
Trovo ad aspettarmi Bruno, fratello maggiore (solo d’età, non di mole) di Michele. E’ lì da diverso tempo dato che è uscito alle 4 precise in “regata” come è consuetudine della valle, per prendere i posti migliori.
Scendo dalla barca, prendo il fucile e le cartucce e mi congedo da Walter e Michele. Mi sento un po’ a disagio in quanto penso di aver rovinato proprio la cacciata di chiusura a due brave persone come Bruno e Michele.

Bruno che dapprima mi era sembrato di carattere più chiuso, fa invece di tutto per farmi sentire subito a mio agio. Mi fa accomodare nel capanno e in pochi minuti, dopo aver depositato in acqua le anatre vive da richiamo, entriamo in cacciata.
Sono tranquillo e rilassato dato che dentro di me sono fermamente convinto che non scaricheremo nemmeno i fucili. Anche se, a onor del vero, devo dire che il nostro amico Maurizio di Comacchio ci aveva dapprima disilluso circa la possibilità di sparare, poi, avendo conosciuto i nomi dei nostri accompagnatori, ci ha rassicurato dicendo che avremo sparato certamente qualche colpo.
Io invece penso che nella caccia non esistono certezze e poi, ultimamente, la fortuna si è proprio dimenticata di me. Quindi..non credo proprio di sparare oggi!

Tranquillamente Bruno mi intrattiene in una piacevole conversazione sulla caccia in laguna. Mi illustra con ricchezza di particolari circa le possibilità e gli orari della caccia in questi posti. Mi dice che forse avremo qualche possibilità di sparare per come si è messo il tempo. Vengo anche a sapere che è proprio lui quello che ha vinto quest’anno la regata che si effettua ogni anno a Lesina tra tutti i rappresentanti delle lagune italiane.
Complimenti!

All’improvviso impreca perché il vento è cambiato. Sentenzia che spareranno molto di più al largo, dove stanno le botti gemelle, dove c’è Walter: lo sapevo! Come volevasi dimostrare. Avevo scelto il posto, avevo due possibilità ed ho scelto quello che, per come si sta mettendo il vento, è il peggiore.
Comunque sono tranquillo, ormai ci sono abituato.
Però non mi dispiace più di tanto perché quello che conta è il carniere, anche se poi il mio contributo sarà minimo!

Bruno mi rassicura e mi dice che se spareranno molto più di noi, ad un certo punto ci alterneremo nelle postazioni. Lo ringrazio e gli dico di stare tranquillo e di non preoccuparsi perché tanto il divertimento è assicurato lo stesso.
Puntualmente alle prime luci dell’alba, arrivano due anatre e calano sulle botti gemelle. Il fuoco è immediato e Walter passa subito in vantaggio: 1 a 0 per lui!
Vedo Bruno dispiaciuto, vorrebbe che sparassi anch’io, ma resto tranquillamente in attesa.
Arriva un altro germano sulle botti e Walter che raramente sbaglia un colpo, passa in vantaggio per 2 a 0!
Bruno, lo vedo, mastica amaro.
Vuole farmi sparare a tutti i costi.
Improvvisamente calano sul nostro gioco una coppia di germani e si posano davanti a noi.
Bruno comanda la conta e dopo lo sparo le due anatre colpite sono ferme sul chiaro.
Abbiamo pareggiato! Sono euforico, se me lo avessero detto, non ci avrei mai creduto. L’euforia dura solo un attimo, infatti alle botti sparano di nuovo e passano sul 3 a 2.
Porca miseria! Bruno impreca e mi dice che più tardi invertiremo le postazioni. Lo tranquillizzo e gli spiego che tanto lo sapevo, ero certo che Walter avrebbe sparato più di me!

Il tempo passa e il vantaggio accumulato da Walter sta diventando incolmabile.
Bruno è furibondo, ogni dieci minuti mi chiede l’ora e mi esorta a cambiare posto.
Io ormai sono rassegnato e cerco di calmarlo.
All’ennesimo colpo andato a segno Bruno decide che dobbiamo invertire le postazioni.
Accetto di buon grado anche se penso che ormai sia troppo tardi.

Arrivati alle botti Walter e Michele ci accolgono sorridenti ed accettano di buon grado lo scambio.
Mi stupisco nel vedere che grande differenza c’è tra queste botti e quelle di Lesina. Qui la postazione è molto più comoda e più mascherata alla vista dei selvatici.
Bruno sistema meglio l’appostamento nascondendo con fasci d’erba il bordo delle botti prima di entrare.
Si vede che ci tiene proprio a farmi sparare qualche buon colpo.
In cuor mio gli sono grato di questo.

Non riesco ancora a capacitarmi per la sua ospitalità. Siamo venuti nel giorno di chiusura, siamo estranei, gli abbiamo forse rovinato la chiusura che speravano di fare in santa pace in beata solitudine e invece ho la sensazione che sta nascendo una nuova amicizia.
Appare dal nulla un germano alto nel cielo. Invece di calare sui nostri stampi passa largo e punta decisamente verso Walter, proprio dove stavo io fino a pochi minuti fa.
Non ci posso credere!

Cala su di loro come un’alzavoletta d’entrata in autunno.
Dopo lo sparo, il vantaggio di Walter nei miei confronti aumenta inesorabilmente!
Bruno è mortificato, quasi si scusa per avermi convinto a cambiare. Cerco di tranquillizzarlo, gli spiego che quello che sta succedendo oggi nelle valli di Comacchio non è un caso, ma la regola: gli animali seguono Walter, dove si apposta lui si spara sempre.
Bruno non sa darsi pace. Io si: sono rassegnato.
All’improvviso puntano sul nostro gioco tre alzavole.
Bruno, eccitato, mi avvisa.
Ora le vedo anch’io.
Sono stupefatto, stanno “giocando” proprio sul nostro appostamento!
Sorvolano le botti fuori dalla portata dei nostri fucili e, dopo aver descritto un semicerchio si posano lontano, fuori dagli stampi.
Ci schiacciamo sul fondo delle botti trattenendo il respiro, pronti a far fuoco.
Bruno tira fuori dalla tasca un fischietto ed emette due o tre richiami.
Sono perfetti, sembra proprio un maschietto d’alzavola che canta.

Come tirate da un filo invisibile, le tre anatrelle cominciano a nuotare velocemente verso di noi.
Sono preoccupato, ho paura che vadano troppo vicino all’anatra viva impedendoci così di sparare. Fortunatamente (per noi!) si fermano proprio davanti alle botti a giusto tiro, in mezzo agli stampi.
Le vedo benissimo, sono tutte e tre vicine tra loro. Assaporo con gioia gli attimi inebrianti che precedono lo sparo.
Non esiste niente in questi momenti che possa distrarre la mia attenzione.
Bruno mi chiede se sono pronto a sparare. Annuisco sottovoce.
Lui comanda la conta per lo sparo.
Miro con cura a quella che sta dalla mia parte ed aspetto col dito che freme sul grilletto dell’arma, cercando di sparare all’unisono con lui.
Sento improvvisamente il “clic” del suo fucile che ha fatto, per non so quale motivo “cilecca”.
Ho paura che prendano il volo, per cui, ben sapendo che ora la responsabilità è solo mia, miro con cura ancora per un attimo, poi faccio “fuoco”!
Sono stato fortunato il colpo infatti ha fermato due alzavole e la terza, titubante, vedendo le compagne ferme sull’acqua non si decide a fuggire.
Velocemente la “incanno” e riesco a fermarla con un altro colpo fortunato.
Continuo a sparare sull’acqua alle alzavole ferite. Carico e sparo, carico di nuovo e sparo.
Sto facendo un chiasso d’inferno.
Finalmente tre corpi senza vita galleggiano sull’acqua.

Bruno si complimenta con me e dice che il merito di questo bel colpo è tutto mio. E’ veramente contento della mia “tripletta”.
Io mi complimento a mia volta con lui e gli dico che invece il merito è tutto suo, di quel suo richiamo perfetto.
Mi mostra il fischietto che ha usato e mi spiega che era del nonno. E’ fatto con un osso di stinco di pecora.
Il suono che emette è perfetto.
Mi spiega anche che il suo fucile ha fatto “cilecca” perché, dopo il cambio di postazioni, si era scordato di ricaricarlo.
Sono soddisfatto, oggi non credevo proprio di sparare!
A malincuore decidiamo che è ora di rientrare, ci aspetta un lungo viaggio di ritorno.
Bruno decide di fermarsi ancora, fino a buio.
Lo saluto con una vigorosa stretta di mano ringraziandolo per la bella ed inaspettata chiusura di caccia.
Michele ci accompagna con la barca al porticciolo dove abbiamo lasciato le auto.
Ci sistemiamo seduti sul fondo della barca come all’andata.

Sento all’improvviso il freddo pungente, la stanchezza ed il sonno: sono quasi tredici ore che stavamo cacciando!
Appena arrivati, carichiamo la nostra roba in macchina e, dopo esserci scambiati indirizzi e numeri di telefono, ci salutiamo cordialmente da vecchi amici.
Continuo a meravigliarmi della bontà di queste bravissime persone.
Ci lasciamo con l’augurio sincero di poter fare altre belle cacciate insieme la prossima annata venatoria.
Durante il viaggio di ritorno comincia a piovere.
Walter è alla guida dell’auto.
Io sono stanco e posso finalmente chiudere gli occhi.
Provo la solita struggente amarezza che si impadronisce di me l’ultimo giorno di caccia!
Noi abitiamo a Roma, lontano da questi posti bellissimi per la caccia agli acquatici, ma oggi mi sono sentito grazie a Bruno e Michele proprio come uno di loro.

Non so nulla di loro, non so che lavoro facciano, ma ora mi sembra di conoscerli da sempre.
Non so nemmeno se potrò mai sdebitarmi perché con i soldi puoi comprare tante cose, non certo l’amicizia di un uomo ne’ il volo di un’anatra che cala tra gli stampi!


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