Da alcuni anni, nel mese di Dicembre, con l’amico Pietro partiamo per la nostra
"gita" all’estero, che consideriamo una sorta d’immersione in un ambiente che
ormai, purtroppo, da noi non esiste più. Non indico il nome del luogo e
dello Stato dove ci rechiamo, perché penso siano tanti gli Stati esteri
dove varrebbe la pena andare per una gita venatoria.
Noi, dopo tante valutazioni, ne abbiamo scelto uno che, come ambiente naturale
rispetto al nostro, credo sia paragonabile all’Italia dei primi anni del 1900.
Tutti gli anni, ci apprestiamo a quest’appuntamento con sempre maggiori
attenzioni e accurati programmi. Le attese sono sempre immense e sino ad oggi
almeno dal punto di vista coreografico, legato più allo spettacolo naturale che
al carniere, sono state pienamente soddisfatte.
Certi spettacoli da noi in Italia non li avei mai potuti ammirare, vedere degli
immensi stormi d’oche che vanno in pastura, branchi d’anatre d’ogni tipo e
specie che si accavallano uno sull’altro, gruppi d’alzavole che sfrecciano sul
gioco in modo sprezzante, quasi a sfidare il cacciatore di turno.
Mi è capitato alcune volte il mattino prima dell’alba di dovermi abbassare di
scatto nel palchetto, dove ero stato sistemato, con il compagno di caccia, perché
dei branchetti d’alzavole, attirate dai richiami, dando al gioco nei loro vari
passaggi, sfioravano il palchetto e quasi t’investivano. Alle prime luci del
mattino poi, vedi apparire all’orizzonte dei branchi enormi, le prime volte
credevo fossero nuvole, poi vedendoli avvicinare e iniziando a sentire il
caratteristico richiamo, realizzi che non sono nuvole, ma branchi d’oche, dei
branchi immensi, che ti fanno accapponare la pelle. Ammiri dei gruppi enormi di:
Germani Reali, Alzavole, Fischioni, Moriglioni e Morette, che imperterriti,
posati in mezzo al lago fanno da richiamo ai nuovi gruppi in arrivo, che anch’essi
dopo svariati volteggi si posano.
Come cacciatore tanta abbondanza ti sconvolge, t’insidia e vorresti sempre di più,
ma, e qui inizia la “loro” realtà, devi scontrarti con la disorganizzazione,
svogliatezza e assoluta mancanza d’iniziativa degli accompagnatori del luogo.
La grand’abbondanza di selvaggina acquatica li rende superficiali e grossolani in
tutte le loro attività organizzative, senza nessuna strategia.
Tutti gli accorgimenti che normalmente, nei nostri siti, sono curati con attenzioni
quasi maniacali sono trascurati, i palchetti o capanni sono preparati con
approssimazione, non ne ho mai trovato uno che ti fornisse anche un parziale riparo
in alto, addirittura a volte la parte davanti è più alta di quella dietro e per
sparare alle anatre che danno al gioco devi quasi metterti in punta di piedi. Il
gioco poi, è buttato li, tanto per farlo, senza nessun accorgimento, tanto i branchi
d’anatre sono talmente tanti che qualcosa entra sempre. Questa “loro realtà” è una
gran fortuna per tutti.
Il bello di queste “gite” è il vivere in prima persona un mondo che da noi non
esiste più e che, tu cacciatore, diventi parte integrante di un ambiente dove puoi
ammirare estasiato tanta grazia, essere immerso in un documentario fantastico e
reale, dove tu sei il protagonista, dove dall’alba al tramonto sei coinvolto in
quest’andirivieni di selvaggina.
Certo il carniere è importante per un cacciatore, è il succo della giornata, ma
proprio perché la giornata è vissuta così intensamente, diventa secondario.
L’importante è che sei sempre coinvolto, sei sempre in allarme, le anatre ci sono
sempre, o sul gioco o appena fuori, ma ci sono sempre, se non sei con il fucile in
mano, stai scrutando con il binocolo e viceversa, non hai pause. Poi se arrivano le
oche molli tutto, cambi ansimando le cartucce e aspetti trepidante che vengano a
tiro.
E’ giusto così, vivere il loro ambiente a modo loro, non intervenire più di tanto
nella modificazione dei siti, non forzare le loro abitudini, perché, è una gran
fortuna per tutti, che solo una piccola parte di selvaggina entra nel gioco,
altrimenti sarebbe solo un massacro e addio alle emozioni che la caccia alle anatre
ti sa regalare.
Un saluto a tutti
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