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La sparatoria di Antonio Goggi
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Dicembre 1975.
Le spingarde erano gia vietate da anni, di loro rimaneva solo il ricordo ed i racconti avventurosi dei vecchi
cacciatori di professione e dei frequentatori delle Baracche di caccia sul fiume.
Era gia qualche giorno che la nebbia imperversava sull asta del Po togliendo la visibilita' oltre i 50 mt.
Quel giorno in baracca c'era una persona invitata da mio padre, un certo Prof. Ravazzoni specialistico in Maxillofacciale.
Il prof era stato invitato su gentile richiesta di un famiglia amica alla quale aveva risolto un grosso problema con un intervento allora
avventuristico.
Di mattina prestissimo, ancora buio mi trovavo sulla piazza del paese davanti alla chiesa come accordato telefonicamente con l'invitato.
La nebbia era fitta ed il freddo pungente. Il prof arrivo puntuale e dopo i saluti e relativa presentazione salii sulla sua macchina e ci recammo verso
la nostra dimora. Appena arrivati controllai il barchino (da noi in dialetto chiamato USLOT) e poi entrammo nella baracca ed accesi immediatamente la stufa di ghisa a due bocche.
La BARACCA era semplicemente una stanza con pareti di legno e finestrelle costruita su un carro di legno, una volta trainato dai buoi con ruote in legno e cerchioni in ferro
(non abbiamo mai bucato una volta ve lo assicuro) parcheggiata sulla sponda opposta alla tesa in una zona rialzata.
Per chi non sapesse va detto che da me il Po non viaggia dritto ma scende verso valle in continue curve e controcurve (anse)
dove vi e' una zona alta e dove il fiume erode, mentre alla parte opposta vi e' una zona bassa con ghiaia e ghiaietto, poca sabbia dove le acque scorrono molto meno impetuose.
Se i spostiamo a valle di circa 50 km nel pavese e piacentino lo scenario cambia parecchio.
Quel giorno, causa malattie di stagione, febbre e raffreddori ero solo e nonostante la mia giovane eta ,18 anni, capii che dovevo gestire la situazione.
Poco per volta l'ambiente si riscaldo' e davanti al fuoco l'essere umano cambia, si rallegra , diventa subito sociale.
Il prof sfoggiava una cartuccera piena di cartucce originali Winchester Super Speed tutte con pallini n° 4 nichelato
(quelle con l'uomo a cavallo giallo su sfondo rosso e corazzate 25 mm), un sogno per me che sparavo cartucce caricate
domestiche cal 20 ed avevo solo 10 F2 originali B&P del 5Nik per cacciare lepri.
Il fucile era un Cosmi cal 12 con canna da 65 cm due stelle color melanzana, un arma eccellente di cui ne avevo solo sentito parlare ma mai vista.
Tutto questo servi a dialogare ed il proff poco per volta si mise a raccontare le sue avventure di caccia alcune delle quali in Sardegna, in
paludi dove si pescava e si mangiava sul momento il pescato cotto con pure le interiora , mi raccontava che alcune volte si alzava alle 2,00,
prendeva il suo personale aereo Piper all'aereopoto di Alessandria ed andava sul Lago di Sartirana (Zona paludosa ricchissima di acquatici ) e
faceva picchiate aeree al fine di spaventare gli uccelli per poi cacciarli al mattino nelle tese limitrofe.
Insomma era una persona indubbiamente con spirito avventuriero e di un certo ingegno. Verso meta' mattina arrivo un amico mandato da mio padre
a portare la colazione ed i viveri per il mezzogiorno. Feci subito un buon caffe' con la moka e facemmo colazione con pane e salame nostrano che
il prof gradi.
La fortuna quel giorno era dalla nostra parte, ad un tratto la nebbia inizio a diradarsi, l'aria inizio a soffiare da nord est sempre aumentando
l'intensita' ,dico” questo e' vento di Bora”e subito il sole fece risplendere ribaltando la situazione.
Notai che appena sotto il primo gruppo di stampi c'erano degli uccelli, presi immediatamente il binocolo e vidi che si trattava di un volo di morette,
le contai 12 in tutto. Informai l'ospite della lieta sorpresa e di li inizio l'avventura. Intanto che il proff binocolava spiegai quello che dovevamo fare
e gli feci tutte le raccomandazioni per insidiare tali prede.
Salimmo sul barchino , lui sdraiato davanti con l'arma carica,io dietro coperto dal riparo fatto di radici e paglie con la paletta in mano per
attraversare il fiume e giungere a valle nella sponda opposta, quel giorno non portai il fucile, non mi ricordo il perche'.
Giunti sulla riva cambiai la paletta con una molto piu corta per risalire la corrente piano ,piano. In questo frangente mi ricordavo tutti gli
insegnamenti di mio padre e di Remo (rimulas) avevo paura di fallire e ci tenevo moltissimo a fare bella figura. Il cuore mi batteva in gola,
alternavo momenti di paura con momenti di coraggio. La distanza che ci separava da noi alle morette era ancora sui 150 mt, piano piano in dieci
minuti, se non avessi sbagliato nulla, gli sarei arrivato a tiro.
Il tempo passò lentamente, metro dopo metro ne avevo guadagnato un centinaio, ero arrivato in zona Cesarini, avvisai il compagno che poco mancava
e di stare pronto al fuoco in caso gli uccelli, per qualche motivo avrebbero preso il volo.
Il barchino avanzava lentissimo quasi completamente sommerso, 45, 40 , 35 mt ci siamo ancora qualche metro di sicurezza ed il mio compito l'avevo
assolto con laurea 110 e lode, infatti l'ultimo accorgimento mi baleno nel cervello dai racconti sentiti da Remo Goggi una vecchia Volpe del mestiere,
i palmipedi, escluso le alzavole, sono molto gregari e sociali, hanno dei comportamenti ben definiti come dare l'allarme in caso di fuga ecc ecc.:
"Quando arrivi a tiro giri leggermente la punta del barchino mostrando il fianco in modo che loro vedano ingrandirsi la figura stessa e naturalmente
si ammucchiano per poi immediatamente spiccare il volo per la fuga".
Lo feci e le morette sparse in tre piccoli gruppi ne formarono un solo. Diedi l'ordine di sparo che il proff esegui egregiamente con due
fucilate ravvicinatissime fermandone 11 tra morti e feriti. Una sola guadagnò la liberta, forse dovuta alla posizione mal comoda e la
tensione nervosa durata almeno mezz'ora, fu graziata da due padelle.
Li inizio quella che ha dato il titolo del racconto. Erano rimasti fulminati 6 uccelli e 5 feritri, i primi due, vista la breve distanza
li fulmino con solo una fucilata a testa ma per il resto le comiche, era un continuo caricare il fucile e sparare a questi uccelli che ogni
tanto uscivano in superficie ma con la sola testa in corrente andando verso valle distanti dalla nostra baracca. La fortuna ci ha
abbracciato anche in quel frangente ,con l'ultima cartuccia rimasta riusci a terminare l'opera.
Eravamo andati a valle per circa un paio di km ed ora a remo dovevo risalire il fiume, ce la feci ma occorse circa un ora.
Arrivammo in baracca che mezzogiorno era suonato da un pezzo ma felicissimi, il prof mi abbraccio piu volte e si complimento', si ruppe
la differenza di eta' e classe sociale ,feci un paio di battute che il proff gradi' tipo “Proff ma tutte quelle fucilate per tre morette
circa 20 "mi rispose ridendo “Capitasse anche domenica prossima".
Pranzammo felici rivivendo i particolari dell'azione , il sole intanto iniziava a fare capolino e la giornata di caccia era finita come in
una favola ma questa volta veritiera.
Penso che il giorno dopo il Prof sia ritornato alla sua preziosa attivita' carico piu di prima a curare chi avesse bisogno.
Sono passati quasi 50 anni, tutti questi personaggi non sono piu tra noi, rivivono in me tramite il ricordo, non li abbandonero'
mai , spesso vado a caccia con il loro fucile e facciamo ancora avventure insieme.
Isola Sant' Antonio , 02 febbraio 2024
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