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Il tiro a fermo nella caccia agli acquatici di Giuseppe Pastori
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Sono un appassionato, cacciatore d’anatre da appostamento e pratico questo
tipo di caccia sul fiume PO.
Vorrei, dire la mia opinione sul tiro “a fermo” agli acquatici nella caccia da
appostamento, per farlo però è opportuno che mi soffermi sulle pratiche in uso
nel tempo nella Bassa Parmense e delle quali ho memoria o diretta esperienza.
Oggi tutti, più o meno bene, possono praticare, questo tipo di caccia; basta mettere
qualche stampo in acqua e dopo aver fatto un piccolo capanno, servendosi magari di
un bel telo mimetico, (sulla sabbia del Po è il massimo) e vai, quando passa
qualcosa in volo fuoco!
Si sparerà sempre e solo al volo perché di anatre nel gioco non se ne poseranno
mai, neanche a pagarle.
Può considerarsi questa la caccia alle anatre da appostamento?...NON CREDO
PROPRIO.
Fino a circa 35 anni orsono non ci saremmo posti il problema poiché questo tipo
di caccia era praticata con la "SPINGARDA" posta sul barchino da caccia e si
sparava alle anatre che erano posate nel gioco, ed era naturale che il tiro
fosse “da fermo” .
Dopo l'abolizione della "SPINGARDA" si era passati all’utilizzo del fucile
"Magnum" con canna di misura ben superiore ai 30 pollici, ma il modo di cacciare
le anatre sul Po era rimasto uguale.
Ci si radunava dentro il capanno di caccia a valle del lungo gioco dei richiami e
si aspettava, nessuno si sognava di sparare ad un branco d’anatre al volo.
Solo dopo che le anatre si erano posate nel gioco e calmate iniziava “il rito”
dell’avvicinamento.
Nel capanno s’impartivano le istruzioni, si saliva sul barchino, ci si disponeva,
uno o due tiratori posti a prua seduti o coricati dietro al "paradello"
(riparo con feritoie in genere a forma di mezzaluna) e il barcaiolo a poppa,
anche lui coperto da un "paradello" e così iniziava l'accostamento.
L’accostamento con il barchino era l’azione che decretava se il conduttore era
in grado di fare o non fare questo tipo di caccia e conseguentemente godere
dell’ossequioso rispetto dei compagni di caccia .
Erano rari i barcaioli con la “B” maiuscola, che potevano eseguire l’accostamento
in modo corretto e portare il barchino, con un piccolo remo, detto “remino”,
controcorrente a tiro utile delle anatre posate in acqua.
L'accostamento era il momento esaltante della caccia; il "Barcaiolo", con il
remino, iniziava il suo lavoro che poteva durare anche ore. Con remate dolci o
potenti, secondo le varie fasi dell’accostamento, facendo attenzione a non far
oscillare il barchino, per non creare onde e tenendolo sempre puntato verso le
anatre, per occultare al massimo la visibilità dello stesso, ti portava
lentamente a tiro delle anatre, e quando dava l'ordine: "pronti" il tiratore o
i tiratori iniziavano dolcemente ad alzare la testa, e imbracciavano il fucile,
al successivo ordine "DAI" si sparava, il primo colpo era quasi sempre da fermo
e gli altri due sulle anatre che si alzavano.
Attenzione alle padelle però perché ... “la memoria e lunga a morire”!
Le emozioni provate erano uniche, il cuore era a rischio, le palpitazioni
aumentavano con il diminuire della distanza dalle anatre, e ... quante volte
dopo accostamenti interminabili per un nulla, eccole che si alzavano, lasciandoti
con la gola arsa, le gambe indolenzite e un tremolio che t’invadeva tutto il
corpo.
Tutti gli accostamenti portavano poi ad interminabili discussioni, quelli corretti
erano esaltati sia per l’azione che per il risultato, i negativi invece portavano
a vere e proprie investigazioni, su cosa era successo, cosa aveva disturbato o
spaventato le anatre. In entrambi i casi però, tutto serviva ad arricchire il
bagaglio d’esperienza ed esaltarsi per quel tipo di caccia che era unico nel
suo genere.
E' difficile raccontare in poche righe quella che io ritengo si stata "un'arte"
che solo pochi ma grandi cacciatori erano in grado di praticare e farti vivere,
perché richiedeva una grande esperienza di caccia e dei comportamenti animali,
una grande conoscenza di fiume e attrezzatura, una smisurata passione che ti
impegnava tutti i giorno da prima dell’alba al tramonto, nondimeno una notevole
capacità e resistenza fisica.
Oggi possiamo solo ricordare, le emozioni che ci davano gli accostamenti con
il barchino; vengono alla mente quei momenti interminabili, passati assolutamente
immobili su quel piccolo “legno” da caccia, in inverno con le temperature
abbondantemente sotto lo zero.
Era veramente qualcosa di speciale.
Con la legge 157/92 che ha decretato il divieto di sparo da natanti, è iniziata
una nuova era e noi cacciatori d’anatre sul Po ci siamo, molto amaramente
adeguati.
E’ iniziata così, l’era del capannino, e dopo alcuni anni di esperienza si è
notato che, anche con il capannino vi è la possibilità di praticare questa caccia
in modo, diciamo, decoroso .
Esistono cacciatori che, come indicato all’inizio, esercitano questa caccia con
stampi e capannino e fuoco al primo passaggio di qualcosa in volo, ed quelli che,
raccogliendo le esperienze passate cercano di riportare alla attualità gli antichi
insegnamenti, le vecchie tradizioni e facendo tesoro delle emozioni vissute,
riprovano, e molte volte riescono, di rivivere con la stessa intensità i momenti
trepidanti dell’attesa.
Così come allora ci si alza il mattino molto prima dell’alba, il ritrovo è presso
la darsena, ci s’imbarca sul barchino da caccia e si parte, Avventurarsi sul Po
in barca, in inverno, al mattino prima dell’alba è già un’avventura con il bel
tempo, se invece c’è la nebbia è una vera impresa.
Si raggiunge il posto di caccia ed inizia il lavoro e le prime consultazioni
con il compagno di caccia su come utilizzare al meglio la punta di sabbia che
si allunga nel mezzo del fiume. Bisogna saper riconoscere il posto giusto, con
il migliore gioco d'acqua, tenere curato il sito, pulito da piante e rami,
detriti e oggi purtroppo anche da rifiuti d’ogni tipo.
E’ necessario poi insabbiare il capanno e mimetizzarlo, posare il gioco.
Quest’ultimo è un altro grande e controverso argomento. I più ne trascurano
l’importanza o affidano al caso la scelta delle specie di richiamo e loro
collocazione; io personalmente lo ritengo un rito. E’ fondamentale fare un bel
gioco ... "giusto ed efficace" a misura del luogo, dello specchio d’acqua e del
periodo ... (lungo, corto, largo, grande o piccolo). Successivamente si
posizioneranno i richiami vivi, si entrerà nel capannino e come tutte le
volte si aspetterà in silenzio.
E’ troppo bello sentirle arrivare, poter riconoscerle in volo e cercare di capire
le loro intenzioni a seconda del tipo d’anatra o d’evoluzione.
In un attimo si rivisitano con la mente le esperienze passate e si cerca di
ricordare come si erano comportate in situazioni identiche e con quale risultato,
com’era terminata la storia con “quelle” che si erano presentate sul gioco allo
stesso modo i giorni/mesi o anni precedenti.
Aspettare, aspettare,… mai sparare al primo passaggio, aspettare ... per poter
assaporare ancora le sensazioni antiche e vedere cosa di sempre nuovo ci
riserva questo branchetto ... ecco l’emozione: accovacciati nel capannino,
ammirando un gruppo d’alzavole che, si fanno invitare dal gioco, e dopo alcuni
passaggi, si sono finalmente posate, ma non ne vogliono sapere di entrare e
imperterrite rimangono nella corrente del fiume fuori tiro e calano a valle
lentamente e inesorabilmente fino a perdersi dalla vista. Poi invece rieccole
che ritornano in volo e dopo un paio di passate, eccole ancora posate ma, come
molte volte accade, ancora fuori tiro. Questa storia può durare ore o anche tutta
la mattinata; tutto può svanire all’improvviso senza apparente motivo,…. se ne
vanno lasciandoti di sasso!.
Ti chiedi ancora cosa è successo, cosa non ha funzionato, dov’è l’inghippo,
cosa si è sbagliato, forse il gioco è troppo ...? forse il capanno è troppo......?
oppure è stato quel richiamo vivo che ha starnazzato troppo o troppo poco.
Ripensi, ripercorri quanto accaduto, e il mattino dopo riprovi: alcuni branchetti
d’anatre hanno visitato più volte il tuo gioco ed in diversi giorni, poi non si
sono più viste, altre invece, sono ritornate e si è notato che ad ogni nuova
visita coincideva un piccolo miglioramento, erano sempre più vicine, tutto a
piccoli gradi, fino al giorno in cui, “eccole finalmente posarsi ed entrare nel
gioco”.
Sì!.. Questo è il “risultato” di tutto il lavoro, quando arrivano le anatre!
All’ora e solo all’ora, si vedrà se sei stato capace: se il gioco non è stato
fatto bene, le anatre daranno l’alata, se è stato fatto meglio si poseranno,
se è stato fatto ad “ARTE”, oltre a posarsi si metteranno pure a riposare con
il capo sotto l’ala.
L'emozione delle anatre che in gruppo si posano nel mezzo del fiume e che poi
lentamente, molto lentamente iniziano ad avvicinarsi al gioco, subito molto
sospettose e poi sempre più vicine fino giungere a tiro, ma sparse ..., distanti
tra loro, poi dopo una vera eternità, con il cuore che ti pompa a mille iniziano
lentamente ad unirsi fino ad essere raggruppate “il giusto”, ecco questo è il
momento, puoi finalmente raccogliere il frutto del tuo lavoro.
L'arte della caccia alle anatre sul Po è stata esaltata nella sua massima
espressione.
La punta di sabbia, il capannino, il gioco e i richiami, tutto è stato
perfetto.
ATTENZIONE però al prossimo branchetto, è tutta un’altra storia, magari è
più sospettoso, forse è appena sfuggito alle insidie di un un altro gioco,
forse qualche particolare non è stato curato nel dovuto modo, insomma inizia
una nuova avventura.
Dopo questa ricostruzione, c’è chi continuerà a sparare al volo, e chi come me
continuerà ad aspettare che le anatre si siano posate per poter assaporare le
emozioni che ho tentato di descrivere e ... vedere come andrà a finire.
Io continuerò a sparare il primo colpo in acqua e gli altri due
sull’alzata.
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