I racconti dei cacciatori di acquatici
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Ricordi di Paolo Bocchini
Iniziai la mia avventura venatoria a 18 anni appena compiuti: naturalmente presi prima la licenza di caccia che la patente.
A caccia naturalmente ci andavo già da prima, a 6 anni avevo iniziato già a seguire i "grandi".
La caccia per me erano i tordi, i colombacci, tutte le cacce con il cane al seguito di mio padre lungo le macchie litoranee e qualche "cacciarella" al cinghiale. Sono nato a Roma nel ´68 ed ho vissuto fino a qualche anno fa ad Ostia sul litorale romano, in un periodo in cui le zone umide del litorale laziale esalavano l’ultimo respiro: le bonifiche dell´agro romano-pontino erano concluse.

La caccia alle anatre però mi aveva sempre affascinato.
La miriade di racconti "degli esperti paperai" fuori l’armeria paterna avevano innescato in me il desiderio di cacciare gli acquatici.
Da ragazzo ho consumato una splendida enciclopedia dal titolo "La caccia in Italia", che ancora ho e leggo spesso, dove disegni bellissimi mi lasciavano a bocca aperta.
Ma quello che mi agitava il sonno era questo periodo del libro:

La Marzaiola
La Marzaiola, facendo onore alla sua denominazione, porta nelle nostre paludi una nota gaia, perfettamente intonata al risveglio della primavera. Dotata di grande vivacità, splendida - alludiamo al maschio - nella sua variopinta livrea nuziale, di indole ciarliera, capace di compiere mirabili acrobazie in volo, quest´uccello ha in sé qualcosa di felice e di gioioso.
Piuttosto rara nel periodo autunnale, essa compare d’improvviso sui nostri litorali, preceduta dal caldo soffio dello scirocco. Ed invade, talvolta, le paludi intrecciando instancabilmente da un angolo all´altro i suoi voli, apparente senza una meta precisa. Quasi la spinga un insaziato desiderio li librarsi in quel suo volo leggero, tutto scarti, che rompe la rigorosa geometria aerea osservata dai suoi consimili.
E´ specie di doppio passo regolare. La sua migrazione autunnale è, peraltro, poco avvertibile sia per la sua precocità - ha inizio già da fine luglio - sia per la confondibilità di questo uccello con l´alzavola. In marzo, come si è detto, il flusso migratorio della Marzaiola è invece veramente importante, anche se assai irregolare ed ha appendici in aprile e maggio.
Il "krek krek" intervallato emesso dalla formazione in volo è assordante.


Come fanno le anatre ad emettere un suono del genere? E perché portano questa nota gioiosa in primavera? Una anatra è vivace? Ciarliera e acrobata? Quante volte ho provato ad immaginarle e quante volte mi sono ripetuto queste domande. L´imprinting.
Avevo 14 anni ed ero in Yugoslavia a tortore con mia padre.
C´era un laghetto nei pressi dell’infinito campo di girasoli dove cacciavamo.
L’accompagnatore ci disse che ci aveva visto qualche germano calarsi.
Si poteva andare, ma l’abbattimento dei germani era un extra.
Io iniziai a tremare!
Minacciai mio padre di scappare di casa se non mi faceva tirare. Stranamente mio padre acconsentii tranquillamente: il mio sorriso si deve essere esteso da orecchio a orecchio.

Ci incamminammo verso il lago in modo tale da circondarlo: sembrava più una parata militare che una azione di caccia.
Arrivammo al bordo del laghetto: si alzò una nuvola di germani reali.
Io non sentii nulla in quel momento imbracciai il fucile e tirai quattro colpi.
Ne caddero quattro, uno per colpo. Alla fine dopo la scarica di "schioppettate" ne partì un altro che abbattei con l´ultima cartuccia in canna.
Tutti si complimentarono con me, sorrisi e abbracci: ma io ero in trance.
Mio padre mi disse che ero stato bravo ma sapevo che dentro di se c'era qualcosa che non andava: avrebbe dovuto pagare un sacco di soldi: "ma proprio cinque me ne dovevi ammazzà?"

La prima esperienza italiana non fu proprio allo stesso livello.
Avevo 19 anni ed insieme ad un altro mio coetaneo con una esperienza venatoria di ben...tre anni, decidemmo di andare a caccia di anatre.
Avevamo letto una miriade di libri: eravamo sicuramente pronti dopo aver acquisito tutte quelle basi “scientifiche”.

Andai all’armeria di mio padre a prendere gli stampi.
"Pà mi servono gli stampi di anatra, domani vado a caccia di acquatici"
"Do voi annà te? A caccia di anatre? Vabbè, dovrei aver finito tutto, ma forse qualche cosa è rimasto. Dai un’occhiata."
Insieme al mio compare di merende andammo a rovistare nel magazzino.
Diavolo era finito tutto veramente, era febbraio e stavano arrivando le marzaiole: diceva la rivista che avevamo letto.

No, eccole, ce ne sono ancora! Non sono marzaiole, ma andranno bene comunque!
16 morette femmine che probabilmente erano li dagli anni 30. Ci sembravano bellissime e ce ne andammo felici.
"Chissà perché non se le sono comprate, mah!"
Dopo la scontata notte insonne partimmo di buon ora verso una località del litorale laziale che avevamo visionato qualche giorno prima.
Arrivammo sul posto verso le quattro del mattino, ma i migliori appostamenti erano già occupati.

Riuscimmo a trovare un buco. Si, in effetti era proprio un buco: un piccolo chiaro che sarà stato 40 mq.
Nel laghetto incastrammo le 16 morette più un germano maschio bucato che trovai in cantina: andò subito a fondo.
Per recuperarlo cademmo pure nell’acqua: accidenti a lui dovevamo lasciarlo li.
Dopo aver costruito alla meglio il capanno ci appostammo fiduciosi.
Ci sembrava tutto perfetto, tranne un gelido vento che ci arrivava proprio....in faccia!
"Noooo, il vento dovevamo averlo alle spalle...c´era scritto così, vabbè non importa oramai ci siamo."
All’alba qualche appostamento aveva tirato qualche colpo, noi ancora nulla.
Dopo aver passato quasi tre ore a fissare instancabilmente gli stampi ci sentivamo stanchi. Gli occhi iniziavano ad assomigliare a quelli di un gufo e l’immobilismo forzato da tarabuso ci aveva creato un pò di sconforto.

Passò l’alba e si alzò il sole che ci conciliò il sonno.
Ad un certo punto uno strano verso ci svegliò. Guardammo increduli: un trampoliere non identificato vagava zigzagando tra gli stampi (qualche tempo dopo capii che era una pettegola).

Senza dire una parola imbracciammo i fucili e sparammo una cattiva raffica di colpi verso l’ignaro volatile che fuggì illeso e molto spaventato.
Affondammo due stampi di moretta.

Decidemmo di stendere un velo pietoso sulla giornata di caccia.
Dopo questo inizio non proprio promettente ma con i suggerimenti e la frequentazioni di veri Cacciatori di anatre ho imparato qualcosa.
Oggi riesco a cacciare abbastanza decentemente, ma ho ancora tanto da acquisire anche se sono più di venti anni che mi dedico in maniera esclusiva alla caccia agli uccelli acquatici.

Caccio in Italia e all’estero e continuerò a farlo fino a quando potrò.
Ho anche un grande desiderio che porto dentro di me: spero tanto di riuscire a trasmettere questa passione viscerale a mio figlio Federico.
Un sincero in bocca al lupo a tutti quelli che hanno avuto la pazienza di leggere questi miei ricordi.

P.S.: Questo racconto l´ho scritto di notte, ispirato da una splendida luna piena del mese di febbraio di qualche anno fa: la sera prima di partire per il Montenegro dove sarei andato ad insidiare le Marzaiole, l´anatra che più di tutte ha turbato le mie notti da adolescente!


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